Non tutti gli errori scientifici vengono condotti in buona fede. A volte qualcuno è “troppo” convinto delle sue teorie ed arriva a falsificare i dati danneggiando non solo se stesso ma anche la credibilità della scienza. Questo rappresenta un ostacolo nel comune cammino verso un mondo più sostenibile e richiede un rapido intervento della comunità scientifica per rimetterci sui binari
Un mondo dove le scelte alimentari rivelano segreti nascosti del nostro carattere. Dove una semplice bistecca ci fa diventare egoisti, mentre un’insalata di carote ci trasforma in campioni di altruismo. A guidarci in questo mondo surreale c’è un uomo: Diederik Stapel, professore di psicologia sociale e … maestro nel creare realtà alternative. La parabola di Stapel è un’ascesa fulminea seguita da una caduta altrettanto rapida.
La teoria delle carote e delle bistecche
Nei primi anni 2000, Diederik Stapel emerge come una delle stelle più brillanti della psicologia sociale. Professore alla Tilburg University nei Paesi Bassi, Stapel è uno scienziato con il carisma di un influencer e la sicurezza di una rockstar. Le sue ricerche sembrano rispondere a domande profonde con una semplicità disarmante. Uno dei suoi studi più noti suggerisce che i carnivori siano, in media, più egoisti dei vegetariani e dei vegani.
La premessa è intrigante: se rinunci alla carne per salvare gli animali e il pianeta, non stai forse dimostrando un altruismo intrinseco? Al contrario, chi si tuffa in una bistecca al sangue sembra pensare più a soddisfare i propri desideri che a quelli degli altri. Gli studi di Stapel sembrano offrire conferme scientifiche a questi paradigmi etici, fornendo conclusioni perfette per le riviste popolari e per chi ama un po’ di moralismo con contorno di statistica.
Non si ferma qui: in un altro studio, Stapel esplora gli effetti degli ambienti sporchi sul comportamento sociale. Secondo lui, trovarsi in un ambiente sporco e disordinato ci renderebbe più razzisti e meno tolleranti. La sua argomentazione è semplice: il disordine esterno crea disordine interno. Un’idea che sicuramente Marie Kondo avrebbe incluso nel suo libro “Il magico potere del riordino”. Questi risultati fanno il giro del mondo, fornendo alle mamme di tutto il pianeta una nuova arma per convincere i figli a civilizzare le loro stanze. Un colpo di genio che unisce il marketing domestico alla psicologia!
Genio creativo
Ma come fa Stapel a ottenere risultati così puliti, così ordinati, così… perfetti? Chiunque abbia mai condotto una ricerca sa che i dati sono come gatti: non si comportano mai come vorremmo. Eppure, nei lavori di Stapel, tutto sembra allinearsi alle sue ipotesi in modo miracoloso. La perfezione dei suoi risultati non è frutto del caso, ma di un processo molto più “creativo” di quanto si possa immaginare.
Stapel, a differenza dei suoi colleghi più onesti e scrupolosi, aveva deciso che, invece di lasciare che i dati reali rovinino una buona storia, avrebbe semplicemente inventato i dati. E così fa. Non si tratta di piccole manipolazioni o di aggiustamenti qua e là: parliamo di pura e semplice fabbricazione. È come se, durante una partita di poker, decida di disegnarsi delle carte vincenti perché quelle che ha in mano non gli piacciono.
L’insalatiera si ribalta
All’inizio del 2011, alcuni giovani ricercatori dell’Università di Tilburg, dove Diederik Stapel insegnava, iniziano a nutrire sospetti sui suoi studi. I problemi emergono quando provano a replicare i suoi esperimenti, in particolare quelli sui comportamenti dei carnivori e dei vegetariani e sugli effetti degli ambienti sporchi sul razzismo. Nonostante seguano scrupolosamente le metodologie descritte da Stapel, i risultati non corrispondono affatto con quelli pubblicati. Vengono sollevati i primi dubbi: i dati di Stapel sono troppo perfetti, troppo lineari, quasi troppo belli per essere veri.
I giovani ricercatori iniziano a discutere delle anomalie con altri colleghi e scoprono che non sono gli unici ad avere difficoltà a replicare i risultati di Stapel. Altri, infatti, hanno notato incongruenze nei grafici e nelle statistiche presentate nei suoi articoli, come se alcune tendenze fossero state “riciclate” da un esperimento all’altro. La loro frustrazione cresce, e, sotto la guida di alcuni professori senior, decidono di segnalare queste anomalie al comitato etico dell’università.
L’inchiesta interna che segue rivela la portata della frode: Stapel ha inventato interi set di dati, compresi partecipanti, condizioni e misure, per far sembrare le sue teorie più solide e convincenti. Il 28 novembre 2012 il rapporto congiunto di ben tre comitati investigativi stabilisce che il nostro ha taroccato almeno 58 pubblicazioni e 3 contributi in libri scientifici, un numero scioccante che fa rabbrividire il mondo accademico. Sembra che il genio della psicologia sociale sia in realtà un truffatore seriale.
Questo evento spinge l’università a rivedere i suoi processi di supervisione e verifica, evidenziando l’importanza della trasparenza e dell’integrità nella ricerca scientifica. Il coraggio di questi giovani ricercatori e la loro determinazione a seguire i dati, nonostante i rischi per la propria carriera nel mettere in discussione un’indiscussa autorità, si rivelano cruciali per smascherare una delle più grandi frodi scientifiche degli ultimi anni.
Il fascino delle storie
È facile immaginare Stapel come un personaggio del teatro dell’assurdo: un brillante accademico che, alla ricerca del colpo di scena perfetto, decide di prendere scorciatoie creative piuttosto che affrontare le aspre realtà dei dati empirici. In qualche modo, la sua storia somiglia a quella di un romanziere che, insoddisfatto dalla realtà, decide di riscriverla secondo i propri gusti.
Ma cosa spinge Stapel a deviare così drasticamente dalla retta via della scienza? Parte della risposta risiede nella pressione a pubblicare, pubblicare e ancora pubblicare, che domina il mondo accademico. In un sistema dove la quantità di articoli scientifici è spesso considerata più importante della loro qualità, alcuni studiosi sono tentati dalle scorciatoie. E se aggiungiamo il desiderio di fama e di approvazione dei pari, otteniamo il perfetto cocktail per una tragedia accademica.
Il ritorno alla realtà
Stapel è un uomo che adora raccontare storie e ha un talento naturale per coinvolgere il pubblico. Nei suoi esperimenti inventati, Stapel riesce a sottintendere narrazioni avvincenti che sembrano uscire direttamente da un film: il carnivoro contro il vegano, il caos contro l’ordine, il razzismo contro la tolleranza. Peccato che queste siano più che altro sceneggiature di un teatro dell’assurdo piuttosto che rappresentazioni della realtà.
Intendiamoci: non vi è alcun dubbio che mangiare carne ponga seri problemi, non solo etici ma anche di impatto ambientale; però i carnivori (o, meglio, gli onnivori) non sono automaticamente più egoisti dei vegani. E un ambiente sporco e disordinato certamente disturba e rende meno produttivi, ma non provoca necessariamente maggiore intolleranza.
Deragliamento e come tornare sui binari
Alla fine, Stapel accetta di ammettere le sue colpe. Il suo amore per i racconti e la sua voglia di visibilità (nel bene o nel male) lo portano a scrivere un libro di memorie – genialmente intitolato “Deragliamento” – dove spiega come tutto è cominciato quando, per supportare le sue idee, ha sostituito un imprevisto 2, frutto di un esperimento, con un 4, molto più coerente con la sua teoria. E poi, il vizio di alterare i dati ha preso il controllo della sua vita, fino alla tragedia finale.
Forse proprio quel libro è il principale contributo che ci lascia Stapel: l’analisi lucida e distaccata della genesi e dello sviluppo delle sue pulsioni, fra insicurezze, frustrazioni, paure e sensi di colpa. Beh, in fondo, non era mica un professore di psicologia per niente!
La storia di Diederik Stapel è un monito per tutti noi. La scienza non è perfetta, ma è proprio questa sua imperfezione che le permette di crescere e migliorarsi. Anche quando inciampa – a volte per colpa di individui come Stapel che scelgono la via più facile – la comunità scientifica ha la capacità di auto-correggersi. Gli errori, quando vengono scoperti e affrontati, diventano lezioni preziose. E così, anche i passi falsi possono contribuire al progresso.
Il bello è che, alla fine, è sempre il metodo scientifico a prevalere. E mentre ci godiamo una bella insalata di carote (o, magari solo una volta alla settimana, un pochino di carne) e riordiniamo la nostra incasinatissima scrivania, possiamo essere grati per il fatto che, nonostante le deviazioni e gli errori, la scienza trova sempre il modo di … riportarci sui binari.
















